Casa mia, di Agota Kristof

Sarà in questa o in un’altra vita ? Tornerò a casa.

Fuori gli alberi urleranno, ma non mi faranno più paura, e neanche le nuvole rosse, né le luci della città. Tornerò a casa, una casa che non ho mai avuto, o troppo lontana perché me ne ricordi, perché non era, non è mai stata veramente casa mia.

Domani, finalmente, avrò casa mia, in un quartiere povero di una grande città. Un quartiere povero, perché come si può diventare ricchi con niente, quan­do si viene da altrove, da nessuna parte, e senza il de­siderio di diventarlo ?

In una grande città, perché le piccole città non han­no che qualche casa cadente, solo le grandi città hanno strade e strade buie all’infinito dove si rifugiano quelli come me. In queste strade camminerò verso casa. Camminerò in queste strade spazzate dal vento, illuminate dalla luna.

Donne obese che prendono il fresco mi guarderanno passare in silenzio. Saluterò tutti, piena di gioia. Bambini quasi nudi mi ruzzoleranno tra le gambe, li prenderò in braccio ricordando i miei che saranno grandi, ricchi, e felici da qualche parte. Li accarezzerò questi figli di chiunque, e regalerò loro cose luccican­ti e preziose. Rialzerò anche l’ubriaco caduto nel canale di scolo, consolerò la donna che corre gridando nella notte, ascolterò le sue pene, la calmerò.

Arrivata a casa sarò stanca, mi distenderò sul letto, un letto qualunque, le tende ondeggeranno come ondeggiano le nuvole. Cosi il tempo scorrerà via.

E, sotto le mie palpebre, scorreranno le immagini di quel brutto sogno che fu la mia vita.

Ma non mi faranno piú male.

Sarò a casa mia, sola, vecchia e felice.

 

 

Agota Kristof, La vendetta, Einaudi 2005