Personale di Laura Zidda in galleria

La Galleria Siotto, spazio espositivo al pianterreno della Fondazione di ricerca “Giuseppe Siotto”, è lieta di ospitare la mostra personale ‘Zona di sviluppo prossimale’ di Laura Zidda, curata da Demetra Puddu.

Aperta tutti i giorni da venerdì 26 luglio a domenica 4 agosto dalle 18 alle 20.
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Testo critico. A cura di Demetra Puddu.

Ciò che ci circonda ci definisce. Laura Zidda lo dimostra portando all’attenzione due elementi: il paesaggio e le persone. Per il grande geografo Marinelli un paese può vivere senza gli uomini, ma un paesaggio no, da lui giudicato qualcosa di astratto e di personale, dipendente dalla facoltà umana di rappresentare e significare. Il paesaggio indica ambiguamente l’oggetto e la rappresentazione dell’oggetto, è qualcosa che in un certo senso non esiste, che è privo di ogni dimensione ontologica. Si presenta piuttosto come una categoria di pensiero, come l’esito di un rapporto tra l’esistente e lo sguardo di un osservatore, o meglio, di una società e di una cultura che hanno scrutato il mondo e ne hanno ordinato gli elementi in un orizzonte di senso. Osservando i primi paesaggi che Laura dipinse al suo ritorno in Sardegna, dopo una lunga esperienza formativa all’estero, si nota un processo di riacquisizione dei luoghi, come se li scoprisse per la prima volta. L’approccio avviene attraverso le chiavi di lettura consolidate nel nostro background visuale: la sua pittura propone il “bello” come siamo abituati a riconoscerlo grazie ai modelli che i grandi paesaggisti ci hanno fornito. Laura reinterpreta nei suoi primi paesaggi (non più naturali ma urbani) il concetto di “pittoresco” teorizzato da Cozens: i paesaggi sono puliti, ordinati, sono sorgenti di stimoli a cui corrispondono sensazioni che l’artista chiarisce e comunica, ricercando un modello di valori che rispecchia il modo con cui si prende coscienza del luogo.
Nell’ultimo percorso di ricerca, Laura sviluppa una nuova consapevolezza: la bellezza è anche la storia che un luogo racconta alla luce del presente. Ne scaturisce un interesse che va oltre i luoghi “senza tempo”, che si riproducono immutati nell’immaginario collettivo, e come lei racconta: “mi avvicino
all’idea che siano proprio gli angoli meno considerati da un punto di vista artistico a raccontare davvero cosa vuole dire Cagliari, chi siano i suoi abitanti, quali siano i suoi colori e la sua più intima essenza”. Il tema più evidente in queste rinnovate tele è il concetto di “mutevolezza” della città, nato dalla volontà
di voler raccontare un’altra verità sui luoghi. L’osservatore non si confronta più con il valore del bello ne varietur, ma con una verità che assomiglia più alla propria: il senso di fragilità è ben rappresentato nelle “rughe” delle pareti, così come la caducità è messa in scena dal quel poster di Magritte che presto si
staccherà… I paesaggi non sono i soli a presentarci il quesito del tempo: allo stesso modo fa “la Madre”, che, con occhi solenni, sembra chiedersi quanta giustizia si ha di fronte al moto inesorabile del tempo, sebbene si mantenga viva la lotta dialettica dell’essere madre e l’essere donna. Come “la Madre” rappresenta il passato, ciò da cui proveniamo, il ritratto “Valentina” rispecchia il futuro. La giovane ha occhi grandi che risplendono di curiosità, sembra pronta ad andare via, ad inseguire quella luce esterna che in parte le illumina il corpo.
L’autoritratto ci informa con un’espressione ambigua, causata dalla rima del labbro leggermente contratto, e quello sguardo critico e forse indulgente, che sembra sprofondare nella sua stessa immagine. È la testimonianza di un’autovalutazione.
Credo che queste tele vogliano restituire coraggio all’osservatore, mostrando il processo – talvolta doloroso – di accettazione, che implica il confronto con il passato, con i luoghi che abbiamo vissuto e con le persone che abbiamo accolto. Sono elementi che convergono verso una maggiore consapevolezza di sé, che aiutano a definire la propria “zona di sviluppo prossimale”. Così Laura continua la propria ricerca in una dimensione della consapevolezza diversa da quella razionale: la sua “zona” è compendiata nei suoi sogni, frutto di un lavoro di trascrizione durato un anno. Sono queste le tele che danno luce alle proprie incoerenze, a quei “mostri” che di notte si manifestano sotto il segno onirico: “Rappresento qualcosa che ha il diritto e il desiderio di esistere e di essere riconosciuto, e accettato per quello che è”.
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Vernissage venerdì 26 luglio ore 18.
Aperta tutti i giorni da venerdì 26 luglio a domenica 4 agosto dalle 18 alle 20.

Ingresso libero.
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Evento realizzato con il contributo della DG BIC del MiBAC, dell’Assessorato alla Cultura della RAS e del Servizio Cultura del Comune di Cagliari.